Omelia domenicale cattolica

Omelia XXIII Domenica del Tempo Ordinario, Anno A

Preparata per 6 settembre 2026. Il lezionario domenicale si ripete ogni tre anni (anni A, B e C): ogni omelia torna utile quando ritorna questa domenica.

Letture della domenica

Prima lettura
Ezechiele 33, 7-9
Seconda lettura
Romani 13, 8-10
Vangelo
Matteo 18, 15-20

Sentinelle per amore: la correzione che salva

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

immaginate una città antica, circondata da mura, con un uomo posto sulla torre di guardia. Il suo compito è semplice e tremendo insieme: vedere il pericolo che si avvicina e suonare la tromba. Se tace, la città dorme e muore. Se grida, forse qualcuno lo odierà per aver rotto il silenzio della notte, ma la città vivrà.

È l'immagine con cui Dio si rivolge al profeta Ezechiele nella prima lettura: «O figlio dell'uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d'Israele». E poi quelle parole che ci scuotono: se non parli per distogliere il malvagio dalla sua condotta, «domanderò conto a te della sua morte».

Fratelli e sorelle, oggi la Parola di Dio ci consegna una responsabilità che spesso preferiremmo non avere: siamo responsabili gli uni degli altri. Non siamo isole. Non siamo spettatori. Il primo peccato dell'umanità dopo la disobbedienza fu proprio questa domanda: «Sono forse io il custode di mio fratello?». E la risposta di Dio, attraverso tutta la Scrittura, è un sì luminoso e impegnativo.

Viviamo in una cultura che ha fatto della indifferenza una forma di educazione. «Non sono affari miei.» «Ciascuno vive come vuole.» «Chi sono io per giudicare il comportamento di un altro?» Sembra rispetto, ma spesso è soltanto paura. Paura del conflitto, paura di perdere un'amicizia, paura di essere scomodi.

Papa Francesco l'ha chiamata con parole precise: la globalizzazione dell'indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell'altro, ci scivola addosso, non ci riguarda più. E quando smettiamo di preoccuparci per il bene dell'altro, non stiamo diventando più tolleranti. Stiamo diventando più soli.

Ma attenzione, cari amici: la sentinella di Ezechiele non è un ispettore. Non è uno che gode nel trovare gli errori altrui. La sentinella veglia perché ama la città. E qui il Vangelo di oggi ci mostra il volto concreto di questo amore.

Gesù dice: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo». Notate bene il primo passo. Non davanti agli altri. Non sui social network. Non raccontandolo a tre persone prima di parlare con l'interessato. Da solo, a quattr'occhi, con delicatezza.

Quanto siamo lontani da questo, fratelli e sorelle. Quante volte parliamo di una persona con tutti tranne che con lei. Il pettegolezzo è la caricatura della correzione fraterna: ha la stessa materia, il difetto dell'altro, ma il fine opposto. Il pettegolezzo vuole distruggere una reputazione; la correzione fraterna vuole guadagnare un fratello.

Ed è proprio questa la parola chiave del Vangelo: «l'avrai guadagnato». Non «l'avrai messo a posto», non «avrai avuto ragione». Guadagnato. Come un tesoro ritrovato. L'obiettivo non è vincere una discussione, ma non perdere una persona.

San Giovanni Crisostomo, commentando questo passo, osservava che Cristo ci comanda di correggere in privato proprio per non svergognare il fratello, ma per renderlo migliore: perché se lo umili davanti a tutti, lo rendi più duro, non più docile. La correzione che umilia chiude i cuori; quella che rispetta li apre.

E se non ascolta? Gesù prevede una gradualità paziente: uno o due testimoni, poi la comunità. Notate: la Chiesa non si arrende subito. Insiste, cerca, bussa. È il Buon Pastore che va dietro alla pecora smarrita, esattamente il brano che precede il Vangelo di oggi.

Anche l'ultima parola, «sia per te come il pagano e il pubblicano», non è una scomunica del cuore. Perché come trattava Gesù i pagani e i pubblicani? Sedeva a tavola con loro. Chiamava Matteo il pubblicano a essere apostolo. Anche quando la comunione visibile si spezza, l'amore non si spezza mai.

Ecco allora, fratelli e sorelle, la chiave che tiene insieme tutto: la seconda lettura. San Paolo scrive ai Romani: «Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell'amore vicendevole». E conclude: «Pieno compimento della Legge è la carità».

C'è un solo debito che il cristiano non finisce mai di pagare: l'amore. Ogni altro debito, prima o poi, si estingue. Questo no. Ogni giorno ricominciamo a doverlo, perché ogni giorno Dio ci ama di nuovo.

E Paolo aggiunge una frase decisiva: «La carità non fa alcun male al prossimo». Ecco il criterio per capire se la nostra correzione viene da Dio o dal nostro orgoglio ferito. Chiedetevi, prima di parlare: sto cercando il bene di questa persona, o sto cercando la soddisfazione di aver detto la mia?

Sant'Agostino, in una pagina bellissima della Regola, scriveva che se ti accorgi del male di un fratello e taci, sei peggiore di lui: lui è ferito, tu hai visto la ferita e l'hai lasciata marcire. Ma aggiungeva subito che tale ammonimento deve nascere non dalla durezza, ma dalla carità. La verità senza amore ferisce; l'amore senza verità inganna. Solo insieme guariscono.

E il Catechismo della Chiesa Cattolica, parlando della correzione fraterna, la colloca tra le opere della misericordia spirituale: ammonire i peccatori è un atto di misericordia, non di giudizio. Fratelli e sorelle, questo cambia tutto. Correggere non è condannare. È dire a qualcuno: mi importa troppo di te per lasciarti andare dove ti stai facendo del male.

Ma attenzione: prima di poter correggere, dobbiamo aver amato. Nessuno accetta una correzione da chi non sente vicino. Se l'unica volta che parlo con mio figlio, con mio marito, con un collega, è per rimproverarlo, quella parola non arriverà mai al cuore. La correzione è credibile solo dentro una relazione.

E poi c'è la promessa finale, cari amici, che è forse la frase più consolante di tutto il Vangelo di oggi: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Gesù non ci lascia soli in questo compito difficile. Non ci dice: arrangiatevi a riconciliarvi. Dice: quando vi riunite per cercare insieme il bene, io sono lì. La riconciliazione cristiana non è mai un affare a due. È sempre un affare a tre, perché Cristo è presente.

Ed è per questo, fratelli e sorelle, che tra pochi istanti ci alzeremo per la preghiera eucaristica. Su questo altare, il Corpo di Cristo spezzato per noi è la prova definitiva di quanto Dio ci abbia cercati quando eravamo noi i fratelli che sbagliavano. Non ci ha lasciati perdere. È venuto a cercarci fino alla croce.

Non a caso, prima di ricevere la Comunione, ci scambiamo il segno della pace. Non è una formalità. È il Vangelo di oggi tradotto in gesto: non posso mangiare lo stesso Pane con qualcuno che tengo a distanza nel cuore.

Vi lascio allora una domanda e un passo concreto per questa settimana. La domanda: c'è una persona di cui parlo alle spalle, ma con cui non ho mai avuto il coraggio di parlare in faccia? E il passo: questa settimana, sceglietene una sola. Andate da lei. Con calma, in privato, senza accuse. Cominciate dicendo: «Ti voglio bene, e per questo devo dirti una cosa».

E se invece sentite che qualcuno sta cercando di dirvi qualcosa che non volete sentire, chiedete al Signore la grazia più rara di tutte: un cuore capace di essere corretto.

Perché siamo sentinelle, fratelli e sorelle. Non guardiani severi, ma custodi innamorati. E l'unico debito che ci portiamo addosso, ogni giorno, è quello di amarci gli uni gli altri.

Amen.

Fonti consultate

  • San Giovanni Crisostomo, Omelie sul Vangelo di Matteo, Omelia 60
  • Sant'Agostino, Regola e Discorsi sulla correzione fraterna
  • San Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q. 33 (De correctione fraterna)
  • Catechismo della Chiesa Cattolica*, nn. 1829, 1889, 2447 (opere di misericordia spirituale)
  • Papa Francesco, Evangelii Gaudium e omelia a Lampedusa (2013) sulla «globalizzazione dell'indifferenza»
  • Papa Benedetto XVI, Angelus del 4 settembre 2011 (XXIII Domenica del Tempo Ordinario, anno A)
  • Navarre Bible Commentary, St. Matthew e Romans
  • Raymond E. Brown, Introduzione al Nuovo Testamento; commento al discorso ecclesiale di Matteo 18

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