La Pazienza di Dio e il Grano che Cresce
Cari fratelli e sorelle in Cristo,
C'è una domanda che tutti noi, prima o poi, ci portiamo nel cuore: perché Dio permette che il male esista accanto al bene? Perché nel mondo, e persino nella Chiesa, e persino dentro il nostro stesso cuore, il grano buono cresce fianco a fianco con la zizzania?
Le letture di questa domenica ci offrono una risposta luminosa e consolante. Il Dio che ci rivelano non è un giudice impaziente, pronto a colpire, ma un Padre paziente, la cui potenza si manifesta proprio nella misericordia.
Ascoltiamo le parole meravigliose del Libro della Sapienza: "La tua potenza infatti è il principio della giustizia, e il tuo dominare su tutti ti rende indulgente con tutti." E ancora: "Ma tu, padrone della forza, giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza." Fratelli, queste parole rovesciano ogni nostra logica umana. Noi pensiamo che chi è forte possa permettersi di essere duro. Dio invece ci insegna il contrario: è proprio perché è onnipotente che può permettersi di essere paziente, mite, indulgente.
Sant'Agostino, meditando su questo mistero, osservava che Dio è paziente perché è eterno: Egli ha tempo, mentre noi abbiamo fretta. La nostra fretta nasce dalla paura; la pazienza di Dio nasce dall'amore e dalla certezza della vittoria finale.
Ed è proprio questa pazienza divina che risuona nella parabola del Vangelo di Matteo. Un uomo semina buon seme nel suo campo, ma di notte viene il nemico e semina la zizzania. Quando i servi se ne accorgono, vorrebbero subito strappare le erbe cattive. Ma il padrone risponde: "No, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura."
Cari amici, fermiamoci su questa risposta, perché contiene una saggezza profonda. Il padrone non è indifferente al male. Sa bene che la zizzania è opera del nemico. Ma sa anche una cosa che noi spesso dimentichiamo: se strappassimo via subito tutto ciò che ci sembra cattivo, rischieremmo di sradicare anche il bene. Perché nella vita reale il confine tra grano e zizzania non passa soltanto tra le persone, ma dentro ciascuno di noi.
Chi di noi è tutto grano? Chi di noi non porta dentro di sé anche un po' di zizzania, debolezze, peccati, contraddizioni? Se Dio applicasse la giustizia immediata che a volte pretendiamo dagli altri, chi di noi resterebbe in piedi? La pazienza di Dio, fratelli, è la nostra speranza. Egli attende. Egli dà tempo. Egli lascia crescere, perché la zizzania di oggi, per grazia, può trasformarsi nel grano di domani.
Questa è la buona notizia: nessuno di noi è definito dai suoi peggiori momenti. Finché siamo in cammino, c'è tempo per la conversione. Il ladrone crocifisso accanto a Gesù divenne grano nell'ultimo istante della sua vita. La pazienza di Dio è lo spazio in cui la nostra libertà può ancora scegliere il bene.
Ma attenzione, cari fratelli: la pazienza di Dio non è debolezza né indifferenza. La parabola ci dice chiaramente che verrà la mietitura, verrà il momento del giudizio. Dio è misericordioso, ma è anche giusto. La sua indulgenza è un dono da accogliere, non un pretesto per rimanere nella zizzania. Come scrive il Libro della Sapienza, Dio agisce così per insegnare al suo popolo che "il giusto deve amare gli uomini." La sua pazienza verso di noi diventa una scuola: impariamo da Lui a essere pazienti gli uni con gli altri.
Quante volte, invece, ci comportiamo come i servi frettolosi! Vorremmo giudicare, condannare, separare subito i buoni dai cattivi. Guardiamo il fratello e vediamo solo la zizzania, dimenticando che solo Dio conosce i cuori e solo Dio conosce il momento giusto. Gesù ci chiede oggi di deporre l'ansia del giudizio e di rivestirci della pazienza del Padre.
E poi il Signore aggiunge altre due immagini piccolissime: il granello di senape, il più piccolo di tutti i semi, che diventa un albero, e un po' di lievito nascosto nella pasta, che fa fermentare tutto. Fratelli, quanta consolazione in queste parole! Il Regno di Dio spesso cresce in silenzio, nascosto, sotto i nostri occhi senza che ce ne accorgiamo. Non dobbiamo scoraggiarci se il bene ci sembra piccolo e lento. Il piccolo seme di fede, l'atto nascosto di carità, la preghiera silenziosa: tutto questo lavora, cresce, fermenta, anche quando non vediamo i frutti.
E qui viene in nostro aiuto la seconda lettura, dalla Lettera ai Romani. San Paolo ci ricorda: "Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili." Cari amici, che parole tenere! Nelle nostre incertezze, quando non sappiamo neppure cosa chiedere, quando siamo confusi tra il grano e la zizzania della nostra vita, non siamo soli. Lo Spirito Santo prega dentro di noi, con noi, per noi.
La pazienza di Dio, dunque, non ci lascia passivi. Egli ci accompagna con il suo Spirito, che coltiva il grano nascosto del nostro cuore e lo fa crescere. La nostra vita spirituale non dipende solo dai nostri sforzi, ma soprattutto dalla grazia che lavora silenziosamente in noi, come il lievito nella pasta.
Che cosa possiamo portare a casa oggi, fratelli e sorelle? Vi propongo due passi concreti. Primo: essere pazienti con gli altri come Dio è paziente con noi. Quella persona che ci irrita, quel familiare difficile, quel fratello che ha sbagliato: lasciamo a Dio il giudizio e offriamo invece il tempo e la misericordia. Secondo: essere pazienti con noi stessi. Non scoraggiamoci per la zizzania che scopriamo nel nostro cuore. Affidiamoci allo Spirito che intercede per noi e continuiamo a coltivare il grano buono, un giorno alla volta.
Cari amici, tra pochi istanti ci avvicineremo a questo altare per celebrare l'Eucaristia. Ecco il grano più prezioso, il chicco di frumento che è caduto in terra ed è morto per portare molto frutto: Gesù stesso, Pane di vita. In questo Sacramento riceviamo la pazienza fatta carne, l'amore che ci attende, la grazia che ci trasforma da zizzania in grano. Ogni volta che riceviamo il Corpo di Cristo, il piccolo seme del Regno viene nuovamente piantato nel nostro cuore.
Chiediamo al Signore, in questa Eucaristia, di ricevere il dono della sua pazienza, di imparare a coltivarla verso gli altri e verso noi stessi, e di lasciare che il suo Spirito faccia crescere in noi il grano buono, fino al giorno glorioso della mietitura eterna.
Amen.
Fonti Consultate
- Sant'Agostino, *Commento al Vangelo di Matteo* e *Discorsi* - San Giovanni Crisostomo, *Omelie sul Vangelo di Matteo* - Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 827, 2630, 2839 sulla pazienza di Dio, il grano e la zizzania, e la preghiera dello Spirito) - Papa Benedetto XVI, *Angelus* del 16° Domenica del Tempo Ordinario - Papa Francesco, *Angelus* sul Regno di Dio e la pazienza divina - *The Navarre Bible Commentary*: Matthew e Romans - Raymond E. Brown, *An Introduction to the New Testament*