Letture della domenica
"Voi tutti che avete sete, venite"
Cari fratelli e sorelle in Cristo,
C'è una fame che il pane non sazia. La conosciamo tutti. È quel vuoto che ci resta dentro anche dopo una giornata riuscita, anche dopo aver ottenuto quello che desideravamo. È quella inquietudine che ci fa dire, alla fine di tutto: "E adesso?"
Il profeta Isaia oggi ci mette davanti a questa verità con una domanda che brucia: "Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia?" È la domanda più attuale che la Scrittura potesse rivolgerci.
Perché noi spendiamo tanto. Spendiamo soldi, tempo, energie, notti insonni, relazioni. Spendiamo la vita. E spesso su cose che non sono pane. Cose che promettono di riempirci e ci lasciano più affamati di prima.
Isaia parla a un popolo in esilio, a Babilonia. Erano lì da decenni. Molti si erano adattati, avevano fatto affari, si erano sistemati. E il profeta arriva a dire loro: state comprando la cosa sbagliata. Vi siete accontentati di una sazietà che non sazia.
E poi lancia l'invito più straordinario dell'Antico Testamento: "Voi tutti che avete sete, venite all'acqua; voi che non avete denaro, venite, comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte."
Fermiamoci su questo, fratelli e sorelle. Venite a comprare senza denaro. È un paradosso voluto. Dio dice: quello che davvero ti serve, non puoi pagarlo. E proprio per questo te lo dono.
Sant'Agostino, commentando questo passo, osservava che Dio non ci chiede di portare qualcosa nelle mani, ma di portare le mani vuote. Perché solo le mani vuote possono ricevere. Chi arriva già pieno di sé non ha spazio per la grazia.
Questa è la logica del Vangelo di oggi. Guardiamo la scena.
Gesù ha appena saputo della morte di Giovanni il Battista, suo cugino, il suo precursore. Matteo ci dice che "si ritirò in barca verso un luogo deserto, in disparte". Cerca il silenzio. Cerca il Padre. Cerca lo spazio per il dolore.
E invece la folla lo segue. A piedi, dalle città. Non gli lasciano nemmeno il tempo di piangere.
E qui accade la prima cosa che vorrei che portassimo a casa oggi. Il Vangelo dice: "Egli ne sentì compassione." Non dice che si irritò. Non dice che chiese un po' di rispetto. Sentì compassione.
La parola greca che Matteo usa indica un movimento delle viscere, un rimescolamento interiore. È la stessa parola usata per il padre che vede tornare il figlio prodigo. Gesù, ferito nel suo affetto più intimo, guarda cinquemila persone che gli hanno rubato il suo dolore, e ha pietà di loro.
Cari amici, ecco il volto di Dio. Non un Dio che ci ama quando gli è comodo, ma un Dio la cui compassione è più forte del suo stesso dolore.
Poi arriva la sera. I discepoli fanno il calcolo ragionevole: "Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare."
Notate: "a comprarsi". I discepoli pensano ancora in termini di mercato. Ognuno si arrangi, ognuno paghi. È la logica del mondo, la logica che Isaia aveva già smascherato.
E Gesù risponde con cinque parole che cambiano tutto: "Voi stessi date loro da mangiare."
I discepoli protestano: "Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci." Cioè: non abbiamo niente. È troppo poco. È ridicolo.
E Gesù dice: "Portatemeli qui."
Fratelli e sorelle, questa è la frase che dovremmo scrivere sulla porta di casa. Non "risolvete voi il problema". Non "arrangiatevi". Ma: portatemi quel poco che avete. Portatemi le vostre cinque briciole.
Perché il miracolo non nasce dal nulla. Nasce da quel poco messo nelle mani di Cristo. Sant'Agostino diceva in una sua predica che Cristo non ha bisogno delle nostre cose, ma vuole le nostre mani, perché ci vuole partecipi della sua opera. Dio potrebbe fare tutto da solo. Sceglie di non farlo, per amore.
E poi guardate i gesti. Matteo li descrive con una precisione che non è casuale: "Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla."
Prese, benedisse, spezzò, diede. Sono esattamente i quattro verbi dell'Ultima Cena. Sono i verbi che tra pochi minuti si ripeteranno su questo altare.
Matteo sta dicendo alla sua comunità, e a noi: quello che è accaduto quel giorno in un luogo deserto accade ogni domenica in questa chiesa. La moltiplicazione dei pani è la finestra aperta sull'Eucaristia.
E allora torniamo alla domanda di Isaia. Perché spendiamo per ciò che non è pane?
Forse perché non crediamo davvero che qui, in questo pezzo di pane bianco, ci sia la risposta alla nostra fame più profonda. Ci abituiamo. Veniamo a Messa e la nostra mente è già al pranzo, alle preoccupazioni, al telefono.
Eppure san Tommaso d'Aquino, parlando dell'Eucaristia, la chiamava il sacramento in cui "si riceve Cristo stesso", non solo un dono di Dio ma il Donatore in persona. Il Catechismo della Chiesa Cattolica lo dice con semplicità: nell'Eucaristia "è contenuto tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè Cristo stesso" (n. 1324).
Tutto il bene spirituale della Chiesa. Qui. Gratis. Senza denaro.
Ma c'è un ultimo passaggio, fratelli e sorelle, e ce lo dona san Paolo nella seconda lettura. Perché qualcuno potrebbe dire: bello, padre, ma la mia vita non è una moltiplicazione dei pani. La mia vita è più simile a quel luogo deserto. Sono nella prova. Sono nel lutto. Sono nella malattia, nella solitudine, nella paura.
E Paolo risponde con uno dei testi più potenti di tutta la Scrittura: "Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?"
E poi elenca tutto ciò che potrebbe spaventarci: la morte, la vita, gli angeli, le potenze, il presente, il futuro, le altezze, le profondità. E conclude: "nessuna creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore."
Paolo non dice che non ci sarà la tribolazione. Non promette una vita senza deserti. Dice: nel deserto, l'amore resta.
E notate che Paolo scrive queste parole non da una posizione di comodità. Le scrive uno che è stato bastonato, naufragato, imprigionato, lapidato. Non è ottimismo ingenuo. È testimonianza.
Cari fratelli e sorelle, mettiamo insieme le tre letture, perché formano un solo messaggio.
Isaia ci dice: hai fame di qualcosa che il mondo non ti può vendere. Il Vangelo ci dice: porta a Cristo il tuo poco, e lui lo moltiplicherà. Paolo ci dice: e nulla, assolutamente nulla, potrà strapparti da questo amore.
Allora questa settimana vi propongo un passo concreto. Uno solo.
Individuate una cosa per cui state "spendendo denaro senza avere pane". Una cosa in cui state cercando pace e non la trovate. Può essere l'approvazione degli altri. Può essere il lavoro che vi divora. Può essere lo schermo che riempie le vostre sere. Può essere un rancore che coltivate.
E poi, portate a Gesù i vostri cinque pani. Cioè: portategli quello che avete, anche se vi sembra ridicolo. Dieci minuti di preghiera. Una telefonata a chi è solo. Un perdono che rimandate da anni. Non aspettate di avere abbastanza per iniziare. Nessuno ha mai abbastanza. Gesù chiede solo: "Portatemeli qui."
E ricordate l'ultimo dettaglio del Vangelo: "Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene."
Dodici ceste. Dio non fa i calcoli giusti. Dio fa i calcoli dell'amore, e nell'amore c'è sempre eccedenza. C'è sempre più di quello che serve.
Tra poco ci avvicineremo a questo altare. Verremo con le mani vuote, come Isaia ci ha invitati a fare. E riceveremo non un pezzo di pane, ma Colui che è il Pane.
Non veniamo distratti, fratelli e sorelle. Veniamo affamati. Perché solo chi ha fame gusta il pane.
E quando il sacerdote dirà "Il Corpo di Cristo", e voi risponderete "Amen", sappiate che state dicendo: sì, ho fame. Sì, porto il mio poco. Sì, credo che nulla potrà separarmi da questo amore.
"Venite a me e vivrete", dice il Signore. Egli non ci congeda mai. Ci nutre.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Fonti consultate
- Sant'Agostino, Discorsi sul Vangelo di Matteo e Commento al Vangelo di Giovanni (sulla moltiplicazione dei pani)
- San Giovanni Crisostomo, Omelie sul Vangelo di Matteo, Omelia 49
- San Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae III, qq. 73-79 (sull'Eucaristia); Catena Aurea su Matteo 14
- Catechismo della Chiesa Cattolica*, nn. 1322-1327, 1335
- Benedetto XVI, Esortazione apostolica Sacramentum Caritatis (2007)
- Papa Francesco, catechesi sull'Eucaristia e omelie per il Corpus Domini
- Sofia Cavalletti e la tradizione patristica su Isaia 55 (Il Libro della Consolazione)
- USCCB, Preaching the Mystery of Faith: The Sunday Homily (2012)
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