Omelia domenicale cattolica

Omelia XIII Domenica del Tempo Ordinario, Anno A

Preparata per 28 giugno 2026. Il lezionario domenicale si ripete ogni tre anni (anni A, B e C): ogni omelia torna utile quando ritorna questa domenica.

Letture della domenica

Prima lettura
2 Re 4, 8-11, 14-16a
Seconda lettura
Romani 6, 3-4, 8-11
Vangelo
Matteo 10, 37-42

Una Stanza per il Profeta, un Bicchiere d'Acqua per Cristo

Cari fratelli e sorelle in Cristo, oggi la Parola di Dio ci parla di una delle realtà più semplici e insieme più profonde della vita cristiana: l'accoglienza. Accogliere Dio, accogliere chi viene nel suo nome, accogliere persino il più piccolo dei suoi figli con un semplice bicchiere d'acqua fresca.

Nella prima lettura incontriamo una donna ricca di Sunem. Il Secondo Libro dei Re ci racconta che ogni volta che il profeta Eliseo passava da quelle parti, ella lo invitava a fermarsi a mangiare. E poi dice al marito una frase bellissima: "So che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Prepariamogli una piccola camera al piano di sopra e mettiamoci per lui un letto, un tavolo, una sedia e una lampada."

Fermiamoci su questo gesto, miei cari. Questa donna non si accontenta di un pasto occasionale. Costruisce uno spazio stabile, permanente, per accogliere l'uomo di Dio. Un letto per riposare, un tavolo per nutrirsi, una sedia per sedersi, una lampada per illuminare. Sono i segni di un'accoglienza che non è improvvisata, ma pensata, voluta, custodita.

E qual è la ricompensa? La donna di Sunem non chiedeva nulla. Era una donna senza figli, e suo marito era avanti negli anni. Eppure proprio lì, dove sembrava esserci solo sterilità e attesa, Dio porta la vita. Eliseo le annuncia: "L'anno prossimo, in questa stessa stagione, tu terrai in braccio un figlio." L'accoglienza disinteressata apre la porta a una benedizione che la donna non aveva nemmeno osato sperare.

Fratelli e sorelle, ecco la prima grande verità di oggi: quando facciamo spazio a Dio nella nostra vita, Dio fa spazio alla vita dentro di noi. Quando costruiamo una "stanza" per il Signore, anche nel nostro cuore affaticato e a volte sterile, Egli vi porta una fecondità nuova.

Ma come si costruisce questa stanza interiore? La risposta ce la offre San Paolo nella seconda lettura, con parole che toccano il cuore della nostra fede. Scrivendo ai Romani, l'Apostolo ci ricorda: "O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova."

Cari amici, il battesimo non è un semplice rito del passato, una cerimonia di cui conserviamo solo una vecchia fotografia. È la realtà più profonda della nostra esistenza. Nel battesimo siamo morti con Cristo e risorti con Lui. La nostra vita vecchia, segnata dal peccato, è stata sepolta. Una vita nuova è cominciata.

San Paolo conclude con una verità che dovremmo ripetere ogni mattina: "Consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù." Questa è la "vita nuova" che diventa la stanza dove accogliamo il Signore. Solo chi è morto a se stesso può veramente fare spazio a Dio.

E qui arriviamo al Vangelo, dove Gesù alza le esigenze a un livello che può persino sconcertarci. Ascoltate le sue parole: "Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me."

Sono parole forti, miei cari. Sembrano quasi dure. Gesù ci chiede forse di non amare i nostri genitori, i nostri figli? No, fratelli e sorelle. Gesù non condanna l'amore familiare. Egli stesso ha onorato Maria e Giuseppe. Ciò che ci insegna è l'ordine dell'amore.

Sant'Agostino parlava dell'ordo amoris, l'ordine dell'amore: amare ogni cosa al posto giusto, secondo la sua giusta misura. Quando mettiamo Dio al primo posto, non amiamo meno gli altri. Anzi, li amiamo di più, perché impariamo ad amarli in Dio e per amore di Dio. Chi pone Cristo al centro diventa capace di un amore più puro, più libero, più fedele verso tutti.

E poi Gesù pronuncia quella frase paradossale: "Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà." Questo è il cuore del Vangelo. Questa è la logica della croce. Si possiede veramente solo ciò che si dona. Si vive davvero solo donandosi.

Ma il Vangelo non finisce con l'esigenza. Finisce con la tenerezza. Gesù conclude: "Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato." Ecco di nuovo il tema dell'accoglienza, come la donna di Sunem con Eliseo. E le ultime parole sono di una dolcezza commovente: "Chi avrà dato anche solo un bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa."

Fratelli e sorelle, riflettiamo su questo bicchiere d'acqua. Gesù non chiede gesti eroici impossibili. Chiede un bicchiere d'acqua. Il gesto più piccolo, più umile, più alla portata di tutti. Eppure ci assicura che nulla di ciò che facciamo per amore andrà perduto. Dio vede e ricorda persino il più piccolo atto di carità fatto nel suo nome.

San Giovanni Crisostomo commentava che Cristo si identifica così totalmente con i suoi discepoli che chi onora il più piccolo dei credenti onora Cristo stesso, e attraverso Cristo onora il Padre. Quale dignità ci viene donata! Ogni nostro gesto di bontà verso il prossimo diventa un gesto rivolto a Dio.

Allora, cari amici, vediamo come le tre letture si intrecciano in un'unica melodia. La donna di Sunem accoglie il profeta e riceve la vita. San Paolo ci ricorda che siamo morti e risorti in Cristo per camminare in una vita nuova. E Gesù ci promette che persino un bicchiere d'acqua, dato con amore, non sarà dimenticato.

Tutto questo trova il suo culmine in ciò che stiamo per celebrare proprio adesso, in questa Eucaristia. Perché qui, all'altare, è Dio stesso che ci accoglie. Noi che cerchiamo di costruire una stanza per Lui, scopriamo che è Lui a preparare per noi una mensa. Il Pane di vita che riceveremo è Cristo stesso che entra nella nostra casa interiore.

Nell'Eucaristia riceviamo la forza per quella vita nuova di cui parla San Paolo, la grazia per mettere Cristo al primo posto come ci chiede il Vangelo, e l'amore per offrire il nostro bicchiere d'acqua a chi ne ha bisogno. La Comunione non è solo un dono che riceviamo; è una missione che assumiamo.

Vi propongo dunque, fratelli e sorelle, un impegno concreto per questa settimana. Primo: trovate un momento di silenzio per "preparare la stanza", per fare spazio a Dio nel vostro cuore attraverso la preghiera. Secondo: chiedetevi che cosa state mettendo al primo posto nella vostra vita, e se Cristo occupa davvero quel posto. E terzo: offrite il vostro "bicchiere d'acqua", un piccolo gesto concreto di carità verso qualcuno che ne ha bisogno, fatto semplicemente nel nome di Gesù.

Cari amici, accogliamo dunque il Signore che viene a noi. Facciamogli spazio. Mettiamolo al primo posto. E doniamo agli altri, anche nelle cose più piccole, l'amore che abbiamo ricevuto da Lui. Perché chi accoglie Cristo accoglie il Padre, e chi dona per amore non perderà mai la sua ricompensa.

Ci accompagni in questo cammino la Vergine Maria, che ha accolto nel suo grembo il Verbo di Dio e ha donato al mondo il Salvatore. Amen.

Fonti consultate

  • Sacra Bibbia, versione NABRE (New American Bible, Revised Edition)
  • Sant'Agostino, La Città di Dio e La Dottrina Cristiana (sull'ordo amoris)
  • San Giovanni Crisostomo, Omelie sul Vangelo di Matteo
  • Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1213-1216, 1227 (sul Battesimo)
  • San Tommaso d'Aquino, Catena Aurea (commento a Matteo 10)
  • Papa Benedetto XVI, Enciclica Deus Caritas Est (sull'amore cristiano)
  • The Navarre Bible: Saint Matthew's Gospel*, commentario cattolico

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