Letture della domenica
Non Abbiate Paura: Il Coraggio dei Figli Amati da Dio
Cari fratelli e sorelle in Cristo, oggi la Parola di Dio ci raggiunge con un invito ripetuto, quasi insistente, dalla bocca stessa di Gesù: "Non abbiate paura." Per tre volte, nel Vangelo che abbiamo appena ascoltato, il Signore pronuncia queste parole. E non lo fa per caso. Egli conosce il cuore umano, sa quanto la paura possa paralizzarci, quanto possa zittire la nostra fede e farci nascondere proprio quando dovremmo testimoniare.
Pensiamo per un momento al profeta Geremia, nella prima lettura. Egli era circondato da nemici. Sentiva i sussurri attorno a sé: "Terrore all'intorno!" Persino i suoi amici, coloro di cui si fidava, attendevano che cadesse, pronti a vendicarsi. Geremia era un uomo solo, perseguitato perché aveva osato annunciare la verità di Dio. Quanti di noi, cari amici, hanno provato questa stessa solitudine? Quante volte ci siamo sentiti abbandonati, giudicati, persino traditi proprio quando cercavamo di fare la cosa giusta?
Eppure, ascoltate come cambia il tono di Geremia. In mezzo alla persecuzione, egli proclama: "Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso." Il profeta non nega la sua paura. Non finge che il pericolo non esista. Ma sa qualcosa di più grande della paura: sa che Dio è con lui. E così conclude con un canto di lode: "Cantate al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori."
Questo è il segreto, fratelli e sorelle. Il coraggio cristiano non nasce dall'assenza di paura, ma dalla certezza che Dio è al nostro fianco. Gesù stesso, nel Vangelo, ce lo conferma in modo straordinario. Egli ci dice: "Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima." E poi aggiunge quelle parole tenerissime sui passeri: "Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro."
Soffermiamoci su questa immagine. Un passero, ai tempi di Gesù, valeva quasi nulla. Lo si vendeva per pochi spiccioli, e a volte ne davano persino uno in più gratis, perché aveva così poco valore. Eppure Gesù dice che il Padre conosce e ama anche quel piccolo passero. E poi giunge la promessa che dovrebbe riempire i nostri cuori di pace: "Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri."
Cari amici, ascoltate bene questa verità. Voi non siete dimenticati da Dio. Non siete invisibili. Non siete numeri perduti in una folla anonima. Il Padre conosce ogni vostro capello, ogni vostra lacrima, ogni vostra fatica nascosta. Sant'Agostino, riflettendo su questo passo, osservava che se Dio si prende cura persino delle cose più piccole e apparentemente insignificanti della creazione, quanto più si prende cura di noi, creati a sua immagine e redenti dal sangue di suo Figlio.
Ed è proprio questa la verità che troviamo nella seconda lettura, quando San Paolo ci parla di Adamo e di Cristo. Per mezzo di un solo uomo, Adamo, il peccato è entrato nel mondo, e con il peccato la morte. Ma ecco la bella notizia, il cuore del Vangelo: dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia. Paolo scrive: "Se per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti."
Vedete il contrasto, fratelli e sorelle? Il peccato di Adamo ci ha portato la morte e la paura. Ma il dono di Cristo ci porta la vita e il coraggio. Non viviamo più sotto il dominio della paura della morte, perché Cristo ha vinto la morte. La grazia di Dio è più potente di ogni nostro peccato, di ogni nostra debolezza, di ogni paura che ci tiene prigionieri.
Allora capiamo perché Gesù può chiederci con tanta forza di testimoniare apertamente la nostra fede. Egli dice: "Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dai tetti." Il Signore ci chiama a non nasconderci. Ci chiama a essere testimoni coraggiosi del Vangelo, non in segreto, non con timore, ma alla luce del giorno.
Quante volte, però, restiamo in silenzio? Quante volte teniamo nascosta la nostra fede per paura del giudizio, della derisione, del rifiuto? Forse al lavoro evitiamo di mostrare che siamo credenti. Forse in famiglia non osiamo parlare di Dio. Forse tra gli amici preferiamo tacere piuttosto che difendere la verità del Vangelo. Gesù oggi ci scuote da questo silenzio timoroso.
E ci dà una ragione potentissima per essere coraggiosi. Egli dice: "Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli." Pensateci, cari fratelli e sorelle. Quando noi confessiamo Cristo davanti al mondo, Cristo stesso ci confesserà davanti al Padre. C'è una promessa più grande di questa? Il nostro umile coraggio quaggiù trova eco nei cieli, dove il Figlio ci riconosce come suoi davanti al trono di Dio.
San Giovanni Crisostomo insegnava che questa confessione di fede non è solo a parole, ma con tutta la vita. Confessiamo Cristo quando viviamo secondo il Vangelo, quando perdoniamo, quando amiamo i nemici, quando difendiamo i poveri e i deboli, quando rimaniamo fedeli anche nelle prove. La nostra vita intera diventa una testimonianza.
Carissimi, tra pochi istanti ci accosteremo a questo altare per celebrare l'Eucaristia. E proprio qui troviamo la fonte del nostro coraggio. In questo sacramento, Cristo stesso si fa presente, si dona a noi, si fa nostro cibo e nostra forza. Come potremmo aver paura, quando colui che vince la morte viene a dimorare dentro di noi? Ogni volta che riceviamo l'Eucaristia, riceviamo il "prode valoroso" che combatte al nostro fianco, proprio come Geremia lo proclamava.
L'Eucaristia ci ricorda che non siamo soli. Cristo è con noi, in noi, per noi. E rafforzati da questo Pane di vita, possiamo uscire da questa chiesa e annunciare il Vangelo dai tetti, senza vergogna e senza paura.
Permettetemi allora di lasciarvi con un invito concreto, un piccolo passo da compiere questa settimana. Scegliete un momento in cui di solito tacereste per paura, e invece osate testimoniare la vostra fede. Forse sarà una parola gentile di incoraggiamento spirituale a un amico in difficoltà. Forse sarà un segno della croce fatto con serenità prima di un pasto in pubblico. Forse sarà semplicemente il coraggio di vivere con coerenza i valori del Vangelo, anche quando è scomodo.
E quando la paura busserà alla porta del vostro cuore, come certamente farà, ricordate le parole di Gesù: voi valete più di molti passeri. Il Padre vi conosce, vi ama, conta persino i capelli del vostro capo. Non siete soli. Il Signore è al vostro fianco come un prode valoroso.
Non abbiate paura, fratelli e sorelle. Affidiamoci alla Madre nostra, Maria, che non ebbe paura di dire il suo "sì" a Dio, e chiediamole di ottenerci lo stesso coraggio della fede. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Fonti consultate
- Sant'Agostino, Discorsi sul Vangelo di Matteo
- San Giovanni Crisostomo, Omelie sul Vangelo di Matteo (Omelia 34)
- Catechismo della Chiesa Cattolica*, nn. 305, 1808, 2473-2474 (sulla Provvidenza, il coraggio e il martirio)
- Papa Benedetto XVI, Angelus, XII Domenica del Tempo Ordinario
- Papa Francesco, Gaudete et Exsultate (sul coraggio e la testimonianza cristiana)
- The Navarre Bible: Saint Matthew's Gospel*, commento al capitolo 10
- San Tommaso d'Aquino, Catena Aurea, commento a Matteo 10
- Joseph Ratzinger, riflessioni sulla lettera ai Romani e la grazia in Cristo
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