Omelia domenicale cattolica

Omelia VI Domenica di Pasqua, Anno A

Preparata per 10 maggio 2026. Il lezionario domenicale si ripete ogni tre anni (anni A, B e C): ogni omelia torna utile quando ritorna questa domenica.

Letture della domenica

Prima lettura
Atti 8, 5-8, 14-17
Seconda lettura
1 Pietro 3, 15-18
Vangelo
Giovanni 14, 15-21

Non Vi Lascerò Orfani: Lo Spirito Che Rimane

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

mentre ci avviciniamo alla fine del tempo pasquale, la liturgia di questa Sesta Domenica di Pasqua ci pone davanti a una promessa che è il cuore stesso della vita cristiana. Gesù, nell'imminenza della sua passione, guarda i suoi discepoli negli occhi e dice loro parole che dovrebbero risuonare profondamente anche nel nostro cuore oggi: "Non vi lascerò orfani: verrò da voi".

Provate per un momento a immaginare la scena. È l'Ultima Cena. Gesù sa che sta per essere tradito, arrestato, crocifisso. Sa che i suoi amici, quelli con cui ha camminato per tre anni, si troveranno presto soli, spaventati, dispersi. E in quel momento di estrema vulnerabilità, anziché pensare a se stesso, pensa a loro. Pensa a noi. E fa una promessa che attraverserà i secoli: non sarete mai soli.

Cari amici, quante volte nella vita ci siamo sentiti orfani? Non parlo soltanto della perdita dei nostri cari, anche se quel dolore è reale e profondo. Parlo di quel senso di abbandono che a volte ci coglie quando attraversiamo la malattia, la disoccupazione, la fine di una relazione, il fallimento di un progetto. Parlo di quei momenti in cui guardiamo al mondo, vediamo le guerre, le ingiustizie, la sofferenza, e ci chiediamo: dov'è Dio? Si è dimenticato di noi?

La risposta di Gesù oggi è chiara e definitiva: no. Dio non ci ha dimenticati. Dio non ci abbandona mai. "Pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre". Questa parola, "Paràclito", è ricca di significato. Significa Consolatore, Difensore, Avvocato, Colui che è chiamato accanto. È lo Spirito Santo, terza Persona della Santissima Trinità, che il Padre ci dona per mezzo del Figlio.

Sant'Agostino, commentando questo passo, osserva con profondità che Cristo non se ne va per lasciarci, ma sale al Padre per inviarci lo Spirito. La sua assenza visibile diventa una presenza ancora più intima, perché non è più accanto a noi soltanto, ma dentro di noi. "Lo conoscete, perché egli rimane presso di voi e sarà in voi". Ecco la grande novità del cristianesimo: Dio non è una realtà lontana da invocare dall'alto dei cieli, ma una Presenza viva che abita nel cuore di chi lo ama.

E qui, fratelli e sorelle, dobbiamo soffermarci su una condizione che Gesù pone all'inizio del Vangelo di oggi: "Se mi amate, osserverete i miei comandamenti". Notate l'ordine delle parole. Prima viene l'amore, poi l'osservanza. Non si tratta di una religione di regole fredde da rispettare per guadagnarsi il favore di Dio. Si tratta di una storia d'amore. Quando amiamo veramente qualcuno, fare la sua volontà non è un peso, è una gioia. San Tommaso d'Aquino insegnava che l'amore è il principio di ogni vera obbedienza, e l'obbedienza è il segno autentico di un amore vero.

Cari fratelli e sorelle, la prima lettura di oggi ci mostra cosa accade quando questa promessa di Gesù si realizza nella vita concreta della Chiesa. Filippo scende nella città di Samaria e annuncia il Cristo. E cosa succede? "Vi fu grande gioia in quella città". Notate: gioia. Non semplicemente informazione religiosa, non semplicemente catechesi, ma gioia. Perché là dove arriva veramente Cristo, là dove lo Spirito Santo viene effuso, fiorisce sempre la gioia.

E quando gli apostoli Pietro e Giovanni arrivano da Gerusalemme, impongono le mani su questi nuovi credenti, ed essi ricevono lo Spirito Santo. Questo gesto, cari amici, è la radice del nostro Sacramento della Confermazione. Quel sacramento che molti di noi hanno ricevuto da bambini o da adolescenti, e che forse abbiamo dimenticato. Ma quel sigillo dello Spirito è ancora dentro di noi. Quel dono è ancora attivo. La domanda è: lo lasciamo agire?

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci insegna che con la Confermazione siamo "più perfettamente legati alla Chiesa" e "arricchiti di una speciale forza dello Spirito Santo" per diffondere e difendere la fede con la parola e con le opere come veri testimoni di Cristo (CCC 1285). Testimoni. Ecco la parola chiave.

E qui entra in gioco la seconda lettura, dalla Prima Lettera di Pietro. L'apostolo, che da poco abbiamo visto imporre le mani sui Samaritani, ci dice: "Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi". Pronti sempre. Non solo quando ci sentiamo preparati, non solo quando ci troviamo tra amici credenti, ma sempre.

Fratelli e sorelle, viviamo in un tempo in cui la fede cristiana viene spesso messa in discussione, talvolta derisa, talvolta semplicemente ignorata. Quanti di noi, sul posto di lavoro, in famiglia, tra gli amici, hanno vissuto momenti in cui qualcuno ha messo in dubbio la nostra fede, o ha contestato gli insegnamenti della Chiesa, e noi siamo rimasti in silenzio, magari per paura, magari perché non sapevamo cosa rispondere?

Pietro ci dice oggi: siate pronti. Ma attenzione, non ci chiede di diventare apologeti aggressivi o polemisti. Aggiunge subito: "con dolcezza e rispetto". La nostra testimonianza deve essere ferma nei contenuti ma dolce nei modi. Perché la verità senza l'amore diventa fanatismo, e l'amore senza la verità diventa sentimentalismo. Solo Cristo, e lo Spirito che ci dona, riesce a tenere insieme verità e carità.

Papa Benedetto XVI, in un'omelia memorabile, ricordava che il cristianesimo non si propaga attraverso il proselitismo, ma attraverso l'attrazione: l'attrazione di vite trasformate dall'incontro con Cristo. Pensate a questo, cari amici. La testimonianza più potente che possiamo offrire al mondo non è una serie di argomentazioni teologiche, ma una vita concretamente trasformata dalla gioia del Vangelo. Una vita in cui si vede che Dio fa la differenza.

E come si riconosce una vita così? Lo dice ancora il Vangelo di oggi: "Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui". Si riconosce dall'amore concreto, vissuto nelle piccole cose di ogni giorno. Si riconosce dalla pazienza con il coniuge difficile, dalla bontà verso il vicino antipatico, dal perdono offerto a chi ci ha ferito, dalla generosità verso chi ha meno di noi, dalla fedeltà al lavoro ben fatto, dalla preghiera quotidiana che alimenta la fede.

Cari fratelli e sorelle, fra poche settimane celebreremo la Solennità della Pentecoste, in cui ricorderemo l'effusione dello Spirito Santo sulla Chiesa nascente. Ma lo Spirito non è soltanto un ricordo storico. Lo Spirito è qui, ora, in mezzo a noi. E sta per scendere, tra qualche minuto, su questo altare, per trasformare il pane e il vino nel Corpo e Sangue di Cristo.

Perché, vedete, ogni Eucaristia è una piccola Pentecoste. Quando il sacerdote stende le mani sui doni e invoca lo Spirito Santo, quella stessa potenza che scese sugli apostoli scende su questo altare. E quando noi riceviamo la Santa Comunione, non riceviamo solamente Cristo: riceviamo Cristo con il suo Spirito, che viene ad abitare in noi, a renderci tempio vivo della Trinità.

Ecco perché la promessa di Gesù, "Non vi lascerò orfani", trova il suo compimento più alto proprio nell'Eucaristia. Qui Cristo non solo non ci abbandona, ma si dona totalmente a noi, si fa cibo per il nostro cammino, si fa forza per la nostra debolezza, si fa luce per le nostre tenebre.

Permettetemi allora, cari amici, di concludere con un invito concreto. Questa settimana, scegliete una persona nella vostra vita che ha bisogno di vedere Cristo attraverso di voi. Forse un familiare lontano dalla fede. Forse un collega che sta attraversando un momento difficile. Forse un vicino solo. E chiedetevi: come posso essere per quella persona un riflesso dell'amore di Cristo? Non con grandi parole, ma con un gesto concreto di carità, di ascolto, di presenza.

E quando vi sentirete inadeguati a questo compito, ricordatevi della promessa di oggi: "Non vi lascerò orfani". Non siete soli. Lo Spirito Santo che avete ricevuto nel Battesimo e nella Confermazione è con voi, in voi, per voi. Egli è il Paràclito, il vostro Difensore, il vostro Consolatore, la vostra Forza.

Ci avviciniamo ora all'altare per ricevere il Pane della vita. Lo facciamo con cuore aperto, perché possa rinnovarsi in noi quel dono dello Spirito che ci fa testimoni credibili di Cristo nel mondo. Che lo Spirito di Verità, promesso da Gesù e donato a noi, possa veramente abitare nei nostri cuori e farci portatori di quella gioia che trasformò la città di Samaria al tempo degli apostoli, e che può ancora trasformare le nostre città, le nostre case, le nostre vite.

Amen.

Fonti consultate

  • Sant'Agostino, Trattati sul Vangelo di Giovanni, Trattato 74-75
  • San Tommaso d'Aquino, Commento al Vangelo di San Giovanni
  • Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 729-730, 1285-1314 (sullo Spirito Santo e la Confermazione)
  • Papa Benedetto XVI, Omelia di apertura della V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano, Aparecida (2007)
  • Papa Francesco, Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium (2013)
  • Raymond E. Brown, The Gospel According to John (Anchor Bible Commentary)
  • Navarre Bible Commentary, The Gospels and Acts of the Apostles
  • Scott Hahn, Catholic Bible Dictionary, voce "Paraclete"

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