Omelia domenicale cattolica

Omelia Tutti i Santi, Anno A

Preparata per 1 novembre 2026. Il lezionario domenicale si ripete ogni tre anni (anni A, B e C): ogni omelia torna utile quando ritorna questa domenica.

Letture della domenica

Prima lettura
Apocalisse 7, 2-4, 9-14
Seconda lettura
1 Giovanni 3, 1-3
Vangelo
Matteo 5, 1-12a

Una folla che nessuno può contare

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

oggi la Chiesa ci invita ad alzare lo sguardo. Nella prima lettura, l'apostolo Giovanni contempla una scena che toglie il respiro: "una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua". Stanno in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, con le palme nelle mani. E cantano.

Proviamo a immaginarla, quella folla. Non è un piccolo gruppo di eroi perfetti, chiusi in un museo di statue e vetrate. È una folla enorme, colorata, piena di volti diversi. Ci sono martiri e mistici, certo, ma ci sono anche madri e padri di famiglia, contadini, operai, nonni, bambini, malati che hanno offerto la loro sofferenza nel silenzio. Ci sono, forse, anche persone che noi abbiamo conosciuto e amato.

La solennità di Tutti i Santi è proprio questo: la festa di quella folla. Non soltanto dei santi del calendario, ma di tutti coloro che, conosciuti solo da Dio, sono giunti alla gioia piena. E oggi la Parola di Dio ci rivolge una domanda semplice e decisiva: anche tu fai parte di questa folla? Anche tu sei chiamato a stare lì?

La risposta della Chiesa è chiara: sì. Il Concilio Vaticano II, nella Lumen Gentium, insegna che tutti i fedeli, di qualsiasi stato o condizione, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità. La santità non è un lusso per pochi, ma la vocazione di ogni battezzato. Papa Francesco, nella Gaudete et exsultate, parla dei "santi della porta accanto", di coloro che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio.

Ma allora, dear amici, viene spontanea un'altra domanda: come si diventa santi? Quale strada ha percorso quella moltitudine?

Nel libro dell'Apocalisse, uno degli anziani pone la domanda a Giovanni: "Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?". E la risposta è sorprendente: "Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell'Agnello".

Fermiamoci su questa immagine, perché è paradossale. Chi di noi laverebbe un abito nel sangue per renderlo bianco? Eppure è proprio questo il cuore del mistero cristiano. I santi non sono diventati luminosi con le proprie forze. Non si sono fatti da soli. Le loro vesti sono candide perché sono state immerse nell'amore di Cristo crocifisso e risorto, nel suo sacrificio, nella sua misericordia. La santità non è anzitutto una conquista nostra: è un dono che riceviamo e che lasciamo lavorare in noi.

Questo dovrebbe consolarci profondamente. Molti di noi pensano: "La santità non è per me. Ho troppi difetti, troppi peccati, troppe cadute". Ma i santi non erano persone senza tribolazioni o senza fragilità. Venivano dalla "grande tribolazione". Hanno conosciuto la lotta, la tentazione, il dolore. La differenza è che hanno continuato, ogni giorno, a lasciarsi lavare da Cristo.

San Giovanni, nella seconda lettura, ci ricorda il fondamento di tutto: "Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!". Ecco il punto di partenza. Non dobbiamo guadagnarci l'amore di Dio diventando santi; diventiamo santi perché siamo già amati. E Giovanni aggiunge una promessa meravigliosa: "Noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è".

Vedere Dio così come egli è. Questa è la meta. Questa è la gioia della moltitudine vestita di bianco. E questa è la nostra speranza.

E allora, fratelli e sorelle, come camminare concretamente verso questa meta? Il Vangelo di oggi ci dà la risposta: le Beatitudini. Gesù sale sul monte, si siede, e comincia a insegnare: "Beati i poveri in spirito... beati quelli che sono nel pianto... beati i miti... beati quelli che hanno fame e sete della giustizia... beati i misericordiosi... beati i puri di cuore... beati gli operatori di pace...".

Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che le Beatitudini dipingono il volto di Gesù Cristo e ne descrivono la carità. In altre parole, le Beatitudini sono prima di tutto un ritratto di Gesù. È lui il povero in spirito, il mite, il misericordioso, il puro di cuore, l'operatore di pace, il perseguitato per la giustizia. E i santi sono semplicemente coloro che hanno lasciato che questo volto si imprimesse nella loro vita. Papa Francesco ha chiamato le Beatitudini "la carta d'identità del cristiano".

Sant'Agostino, commentando il Discorso della Montagna, vedeva nelle Beatitudini come una scala che sale gradino dopo gradino, dall'umiltà del povero in spirito fino alla pace dei figli di Dio. Non si sale tutto in un giorno. Si sale un passo alla volta.

Pensiamo allora alla nostra vita di tutti i giorni. Beato chi, in famiglia, sceglie di non alzare la voce e risponde con mitezza. Beato chi, al lavoro, rifiuta un guadagno disonesto perché ha fame e sete di giustizia. Beato chi perdona un torto antico, chi visita un malato, chi accompagna un anziano solo, chi consola un amico che piange. Beato chi porta pace dove c'è divisione. Questa è la santità della porta accanto. Non fa rumore, non finisce sui giornali, ma è ciò che Dio vede e che costruisce il suo Regno.

San Bernardo di Chiaravalle, in un suo celebre sermone per questa solennità, scriveva che i santi non hanno bisogno dei nostri onori. Siamo noi ad avere bisogno di ricordarli, perché il loro ricordo accende in noi un ardente desiderio di essere con loro. Ecco il senso profondo di questa festa: non solo ammirare i santi, ma desiderare la loro compagnia, e lasciarci attirare dalla loro gioia.

E oggi, carissimi, questa compagnia non è lontana. Tra poco, nella preghiera eucaristica, il sacerdote dirà che uniamo la nostra voce a quella degli angeli e dei santi per cantare: "Santo, Santo, Santo". In quel momento, la moltitudine dell'Apocalisse e la nostra piccola assemblea diventano un unico coro. È la comunione dei santi che professiamo nel Credo. E poi ascolteremo le parole: "Ecco l'Agnello di Dio". È lo stesso Agnello davanti al quale stanno i santi in cielo. È lo stesso Agnello nel cui sangue sono state lavate le loro vesti. Nell'Eucaristia, quel sangue che rende candidi viene offerto anche a noi.

Allora vorrei lasciarvi un piccolo impegno per questa settimana. Scegliete una sola Beatitudine, quella che sentite più lontana dalla vostra vita, e chiedete ogni mattina al Signore la grazia di viverla in un gesto concreto. Una sola. E ogni sera, chiedetevi: "Oggi ho lasciato che il volto di Gesù si vedesse un poco in me?". Potete anche scegliere un santo come compagno di viaggio, magari quello di cui portate il nome, e chiedere la sua intercessione.

Dio non ci chiede di essere perfetti da soli. Ci chiede di lasciarci amare, lavare, trasformare. E allora un giorno, ne siamo certi nella speranza, anche noi staremo in quella folla immensa, con le vesti candide e la palma in mano, e vedremo Dio così come egli è.

Santi e sante di Dio, pregate per noi. Amen.

Fonti consultate

  • Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 946-962, 1716-1717, 2013
  • Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, capitoli V e VII
  • Papa Francesco, Esortazione apostolica Gaudete et exsultate (2018)
  • San Bernardo di Chiaravalle, Sermone 2 per la festa di Tutti i Santi (Liturgia delle Ore, Ufficio delle Letture)
  • Sant'Agostino, Il Discorso del Signore sulla montagna (De sermone Domini in monte), Libro I
  • Benedetto XVI, Omelie e Angelus per la Solennità di Tutti i Santi (2006-2012)
  • The Navarre Bible: Revelation; Catholic Letters; St. Matthew's Gospel* (Università di Navarra)

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